Anestesia… una storia senza fine

  • Anestesia… una storia senza fine

    Nell’immagine campeggia una Maschera di Ombredanne, con un pallone per insufflare, ricavato da una vescica di maiale

    E’ il titolo di un’insolita mostra, su strumenti e libri antichi di anestesista, allestita presso il Museo delle Arti Sanitarie. L’occasione è nata dal congresso della SIAARTI (Società italiana di anestesia, rianimazione e terapia intensiva), organizzata dal presidente prof. Antonio Corcione che ha richiamato numerosissimi colleghi italiani e stranieri. L’occasione ha stimolato i volontari dell’arte e della medicina del museo, che hanno allestito tempestivamente il percorso espositivo.

    L’anestesia è una disciplina medica, relativamente moderna che ha consentito un enorme balzo in avanti alla chirurgia e all’assistenza dei pazienti in condizioni critiche, nelle rianimazioni e terapie intensive, con ramificazioni di fatto, in ogni settore dell’attività medica, interfacciandosi col sociale sulle problematiche della terapia del dolore e dell’assistenza hai malati terminali.

    Ma questi progressi recenti hanno un cuore antico a Napoli, proprio nell’ospedale degli “Incurabili”. Molti ignorano che, nell’ultimo periodo di Napoli capitale, nell’Europa continentale, tra i primi a ricorrere all’impiego dell’anestesia, furono i chirurghi del primo ospedale del reame.

    2 3Ferdinando Palasciano, infatti, chirurgo borbonico e direttore di una sala degli “Incurabili”, oltre ad essere l’ispiratore del principio fondante la Croce Rossa: “Non è più un nemico il ferito in guerra”, fu il primo a comprendere la validità dell’analgesia per realizzare interventi allora impegnativi, per la tecnica e mal sopportati dal paziente.

    Per interventi per l’anchilosi del ginocchio, per prolasso uterino e soprattutto per la litotomia perineale bilaterale, gli parve necessario l’impiego dell’etere. La comunicazione di tale approccio tecnico, chirurgico e anestesiologico, appare in pubblicazioni scientifiche “incurabiline”, che suscitarono interesse nelle comunità scientifiche di tutto il mondo.

    La storiografia ufficiale, anche italiana, pare aver dimenticato questo primato napoletano, ma fu lo speziale Spirito, a preparare i primi flaconi di etere, che in un’apposita sacca, veniva fatta inalare al paziente. L’etere già impiegato per via orale, dimostrò tutto il suo valore, nell’indurre la narcosi, fu quindi poi la volta del “Cloroformio”. Dati conservati presso la biblioteca del museo, dimostrano una bassa mortalità della procedura anestesiologica e per sepsi post-operatoria, egli interventi contro l’ostruzione urinaria (“Litotomia perineale, od operazione della pietra”), pur tuttavia i medici provarono su loro stesi la dose utile, ma non letale di etere, pagando un prezzo in vite umane.

    Un documento in particolare, parla di quattro decessi di giovani colleghi ignoti, che testarono l’anestesia su se stessi prima che su i pazienti.

    Dopo l’impiego in America e in Inghilterra, fu nell’Antica sala operatoria, circondata da banchi lignei curvi, situata al di sopra della farmacia storica degli incurabili, che trovo prezioso utero l’etere.

    L’”etere-day” napoletano, più collezioni private e donazioni, tra cui Spicca quella del compianto prof. Pasquale Mastronardi e del collega Franco Cervo, i quali ci hanno indotti alla realizzazione di una mostra dedicata alla storia dell’anestesia, curata dagli anestesisti : Marco Rispoli e Serena Testa e dai dottori in Scienze Infermieristiche: Marcello Grisolia e Stefania Pirozzi.

    La mostra sull’anestesia troverà quindi posto e più largo respiro nella sezione permanente dedicata alla storia del soccorso.