Cappella dei Bianchi della Giustizia

  • SABATO 15 LUGLIO e SABATO 22 LUGLIO
    GRANDE APERTURA DELLA CAPPELLA DELLA CONFRATERNITA DEI BIANCHI DELLA GIUSTIZIA

    Dietro il portale dell’antica Cappella intitolata a Santa Maria Succurre Miseris quattro secoli di storia stanno per essere svelati al pubblico.
    ….Il principale e quasi unico oggetto di tal pia istituzione fu il prestare al prossimo le opere della Misericordia spirituale e temporale…

    Sabato 15 luglio il Museo delle Arti Sanitarie propone, in sinergia con l’Arciconfraternita dei Bianchi della Giustizia in S. M. Succurre Miseris, la prima visita guidata della bellissima Cappella mai aperta al pubblico.
    A partire da questo luglio sarà infatti possibile visitare il monumento e apprendere l’interessante storia di carità e assistenza che hanno contraddistinto la confraternita dal 1525 al 1862.
    Le visite si effettueranno alle 9:15, 10:15 e 11:15 per una durata di 45 minuti.
    La prenotazione è obbligatoria!
    È richiesto un contributo di 8 euro.
    Vi aspettiamo!

     

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    Il complesso ospedaliero di Santa Maria del Popolo degli Incurabili, scrigno che nasconde i più bei tesori della città, apre un’altra porta, quella della Confraternita dei Bianchi della Giustizia, storicamente aperta al popolo solo due volte l’anno per le funzioni di Pasqua e dell’Assunta e definitivamente chiusa dal 1862.

    Il valore storico e artistico della sede è incommensurabile, comincia dallo scalone di piperno a tenaglia, passa per la cappella dedicata a Santa Maria Succurre Miseris, con affreschi di Giovan Battista Beinaschi e seicenteschi stalli lignei con figure fantastiche, alla Sacrestia descritta nelle belle pagine di Luci ed ombre napoletane di Salvatore di Giacomo, per arrivare, tra ritratti di confratelli Pontefici e Santi, pregevoli stucchi e Madonne iconograficamente rare, ad un busto in cera di donna popolarmente conosciuto come “la scandalosa”. Si tratta di una ceroplastica del XVIII secolo che mostra tutto l’orrore del “mal franzese”, utilizzata come monito o deterrente per chiunque avesse intrapreso la strada della dissolutezza.