I Giustiziati di Napoli dal 1556 al 1862

  • I Giustiziati di Napoli dal 1556 al 1862 
    nella documentazione dei Bianchi della Giustizia

    L’11 novembre, alle ore 17.00 presso l’aula Tecce del Complesso ospedaliero degli Incurabili di Napoli, si terrà un incontro curato dal Museo delle Arti Sanitarie per discutere sul volume diAntonella Orefice dal titolo I giustiziati di Napoli dal 1556 al 1862 nella documentazione dei Bianchi della Giustizia, per i tipi di D’Auria Editore.
    Il volume si inserisce negli studi sulle confraternite e sulle fratellanze religiose che in età moderna hanno affiancato la Chiesa nel ruolo di assistenza e di carità verso gli ultimi. Il lavoro della Orefice, infatti, presenta la confraternita dei Bianchi della Giustizia che dal 1556 al 1862 accompagnò i giustiziati a morte al patibolo, facendosi carico delle famiglie che rimanevano spesso senza mezzi di sostentamento se il condannato era il padre.
    La Storia della Compagnia dei Bianchi si inserisce un periodo molto delicato della storia di Napoli e del Regno e benché l’attività dei membri sia ufficialmente registrata a partire dal 1556, tuttavia il essi assistettero alla riduzione di Napoli da capitale di un regno indipendente a capoluogo amministrativo della Spagna.
    Quando nacque la Compagnia? Forse grazie all’opera di s. Giacomo della Marca che nella seconda metà del XV predicava a Napoli. Tuttavia la carenza di documenti che attestino una precisa attività in questo periodo rende farraginosa ogni ipotesi. Di certo si hanno notizie precise sulla attività dei Bianchi a partire dagli statuti del 1525 laddove si dice che i membri non potevano essere più di cento e che gli ecclesiastici non potevano essere più di dodici. Dunque la componente laicale era sicuramente quella più forte.
    Di cosa si occupava la Compagnia? Oltre ad assistere i condannati a morte essi si prendevano cura dei familiari, curando che fossero rispettate le volontà del giustiziato. I Bianchi, inoltre, si legarono alle attività dell’Ospedale degli Incurabili, fondato nel 1519 da Maria Longo, e si prodigarono nell’elemosina e nelle opere di carità verso i poveri.
    Chi erano i condannati a morte? Tra i quattromila giustiziati in quattro secoli di storia napoletana si leggono nomi di artigiani, di commercianti, di nobili, di soldati, di donne medico che venivano condannati a volte per reati “imprecisati”. Se nei primi secoli l’estrazione dei condannati era abbastanza variegata, tra la fine del Settecento e l’Ottocento tra i giustiziati si registrano soprattutto intellettuali e membri dell’esercito. Numerosi saranno i patrioti condannati e accompagnati dai Bianchi tra i quali ricordiamo il lucano Mario Pagano e il medico napoletano Domenico Cirillo.
    Tra i condannati che Antonella Orefice segnala per interesse storico vi è Fra’ Tommaso Pignatelli, giustiziato perché seguace di Tommaso Campanella. Il frate fu ammazzato il 6 ottobre del 1634, in segreto, nelle prigioni di Castel Nuovo, per evitare i clamori dell’esecuzione.
    Nel nome di Francesco Infernuso, l’autrice sembra individuare Caravaggio, giustiziato il 27 gennaio 1614. Le motivazioni addotte dalla studiosa potrebbero corrispondere a verità e di certo vi saranno approfondimenti in seguito.
    I quattromila condannati a Napoli tra il XVI e il XIX secolo sono rivelatori dunque di storie non solo di semplici uomini e donne che venivano condannati spesso per reati imprecisati, ma permettono di ricostruire le tracce di una Storia napoletana, meridionale e italiana ancora inedita.

    Rosa Piro
    (artico in agora24.it dell’1/11/2016)


     

    ‘I Giustiziati di Napoli’,
    magistrati e studiosi alla presentazione del volume

    copertinaGiustiziatiIl volume di Antonella Orefice “I Giustiziati di Napoli dal 1556 al 1862, nella documentazione dei Bianchi della Giustizia” (Prefaz. Antonio Illibato) restituisce alla storia italiana i nomi dei condannati assieme alle vicende di uomini e donne che altrimenti sarebbero rimasti nell’oblio.
    L’autrice, giovandosi della possibilità di avere sott’occhio una panoramica complessiva del prezioso materiale documentario redatto dai confratelli della Compagnia Napoletana dei Bianchi della Giustizia, ha ripercorso le vicende degli ‘incappucciati’ dalle origini del loro sodalizio fino al 1862, anno in cui le esecuzioni capitali, con il passaggio dai Borbone ai Savoia, persero con il rituale della spettacolarizzazione, anche quello della solenne assistenza religiosa che per oltre tre secoli era stata missione dei  Bianchi. La scelta di essere accanto a chi era prossimo a morire per mano della giustizia degli uomini e di soccorrere le loro famiglie fece sì che i confratelli non poche volte si trovassero coinvolti in vicende estremamente drammatiche, che avevano il loro epilogo sui patiboli allestiti sulle pubbliche piazze. I puntuali elenchi dei giustiziati e le essenziali informazioni sulle modalità della loro tragica fine, forniti dalla studiosa, permettono di avviare il discorso sulle reali funzioni assolte dalla Compagnia e sulla effettiva attività svolta dai sodali.
    Il volume, patrocinato dall’Archivio Storico Diocesano di Napoli, sarà presentato venerdì 11 novembre 2016 alle ore 17.00 presso l’Aula ‘Tecce’ nel Complesso dell’ Ospedale degli Incurabili. La presentazione sarà l’occasione per un’affascinante ed inedita riflessione sulla storia della città di Napoli e del Regno, un confronto tra studiosi, magistrati ed esperti del settore. L’incontro è patrocinato dal Museo delle Arti Sanitarie e Storia della Medicina, dall’Associazione dei Magistrati ‘Astrea’, dalla Regione Campania, Asl Napoli Centro e dalla Curia Arcivescovile di Napoli.

    Introduce:
    Elia Abbondante, Dir. Gen. Asl Napoli 1 Centro

    Presenta:
    Gennaro Rispoli, Museo Arti Sanitarie

    Saluti:
    Adolfo Russo, Vicario Episcopale per la Cultura
    Nino Daniele, Assessore alla Cultura Comune di Napoli
    Sebastiano Maffettone, Regione Campania

     Interventi:
    Antonella Orefice, Autrice del libro
    Gennaro Carillo, Storico del Pensiero Politico
    Gennaro Luongo, Dir. Archivio Storico Diocesano
    Rosa Piro, Ricercatrice Università ‘l’Orientale’

    Parterre de Rois’, commentano le giustizie i Magistrati:
    Carlo Spagna
    Henry John Woodcock
    Raffaele Marino
    Vincenzo Piscitelli, pres. ‘Astrea’

     Processione dei Bianchi
    Tamburi di Diana Facchini – Ass. ‘Chiave d’Argento’

    Ass. ‘I tre leoni’ – Ass. ‘Il Fiore dei Liberi’

    Ingresso libero

     


    Quando a Napoli c’era la Pena Capitale:
    la Compagnia dei Bianchi della Giustizia
    e i Quattromila Condannati a Morte

    15042057_1828694094040926_6646295771463035068_oLa storia della città attraverso i suoi condannati alla pena capitale, talvolta eroici martiri altre semplicemente vittime innocenti di un sistema sanguinario. Nome per nome in un viaggio tra le pagine di uno degli archivi più straordinari ed emozionanti della città, quello dell’Arciconfraternita dei Bianchi della Giustizia, ovvero la Compagnia napoletana che per secoli si è occupata di assistere i condannati a morte, ma anche di prendersi cura dei familiari e di far rispettate le ultime volontà del giustiziato. I Bianchi, inoltre, si legarono indissolubilmente all’Ospedale degli Incurabili, fondato nel 1519 da Maria Longo, contribuendo fattivamente alla sua crescita e al suo sviluppo, e prodigandosi nella raccolta delle elemosine e nelle opere di carità verso i poveri. Nel cortile della cittadella sanitaria del resto, si erge ancora la bellissima Cappella della Confraternita, intitolata a Santa Maria Succurrere Miseris e famosa per essere stata descritta da Salvatore Di Giacomo in una delle sue novelle, un piccolo scrigno che conserva ancora straordinarie opere d’arte, tra cui la celebre scultura detta “La Scandalosa”.15068465_1828695417374127_4849082599997475217_o
    Tra i quattromila giustiziati in quattro secoli di storia napoletana si leggono nomi di artigiani, di commercianti, di nobili, di soldati (con il sanguinario sistema della cosiddetta “decima”) e di donne che venivano condannati a volte anche per reati cosiddetti “imprecisati”. Se nei primi secoli l’estrazione dei condannati era abbastanza variegata, tra la fine del Settecento e l’Ottocento tra i giustiziati si registreranno soprattutto intellettuali e membri dell’esercito; tra le vittime illustri ci saranno poi numerosi i patrioti napoletani, tra cui il lucano Mario Pagano e il medico e scienziato napoletano Domenico Cirillo, professore agli “Incurabili” e intellettuale massone come la gran parte degli eroi del 1799.
    15123046_1828695464040789_704083795378416080_oL’incontro di venerdì 11 Novembre organizzato dal Museo delle Arti Sanitarie e della Storia della Medicina insieme con l’Associazione “Astrea Sentimenti di Giustizia” in collaborazione con l’Asl Napoli Centro e la Curia Arcivescovile di Napoli – ha visto come ospiti:
    Elia Abbondante, direttore generale. Asl Napoli 1 Centro
    Prof.Gennaro Rispoli, primario chirurgo storico della medicina e direttore del Museo delle Arti Sanitarie.
    Adolfo Russo, vicario episcopale per la Cultura; Nino Daniele, assessore comunale alla Cultura
    Gennaro Carillo, storico del Pensiero politico; Gennaro Luongo, direttore dell’Archivio storico diocesano; Rosa Piro, ricercatrice Università “L’Orientale”; Antonella Orefice, storiografa e autrice del volume. Prezioso sarà il commento dei magistrati invitati: Raffaele Marino, Vincenzo Piscitelli, Carlo Spagna ed Henry John Woodcock.