Museo

  • L’ampio scalone in piperno sul versante sud del cortile incurabilino conduce ad un edificio facente parte dell’originario corpo architettonico cinquecentesco, sede dell’ex monastero delle Convertite, meglio note come Pentite, poiché si trattava di prostitute redente da Maria Lorenza Longo che aspiravano ad una vita pia e di redenzione. Esse erano per lo più impiegate per l’assistenza alle luetiche ricoverate, avendo già contratto verosimilmente la malattia. Sullo scalone è inserito in maniera inconsueta un pozzo detto “dei pazzi” per ricordare la presenza dei matti agli Incurabili sino alla fondazione del manicomio di Aversa in età murattiana. Il pozzo privo da sempre di una funzione idrica lascia immaginare una funzione terapeutico-punitiva collegata con le leggende del Maestro dei pazzi Giorgio Cattaneo (Mastro Giorgio) che non lesinava le battiture come programma di cura insieme a lavori forzati no-sense. Oggi parte del monastero delle pentite ospita il Museo delle Arti Santarie e di Storia della Medicina. I lavori di allestimento delle sale hanno portato alla luce uno scalone del Cinquecento in piperno con colonnato binato in marmo bianco.

    Il Museo

    Prendendo le mosse da un’esposizione realizzata nel 2010 in occasione della celebrazione della fondazione dell’ospedale che si festeggia il 23 marzo, è stato istituito il primo nucleo di un museo di storia della medicina che ha attualmente una sala biblioteca e quattro sale espositive dove sono confluite una collezione privata di libri e strumenti medici, donazioni e beni di carattere storico-sanitario provenienti da antiche strutture ospedaliere afferenti all’ASL NA1 Centro, di cui il Museo rappresenta anche il centro di catalogazione, documentazione e ricerca.

    Vecchi ferri e antichi strumenti medici, stampe e libri messi insieme in un luogo particolare per salvare la memoria della scuola medica napoletana e della storia sanitaria del Sud, sono le fondamenta per un museo delle arti sanitarie. A partire dal 23 marzo (data che ricorda la fondazione dell’antico ospedale degli Incurabili) nel 2010 il compleanno dell’ospedale è stato festeggiato in modo speciale con l’inaugurazione di un percorso espositivo sulla storia sanitaria nell’ex monastero delle Convertite, meglio note come Pentite. I lavori di allestimento delle sale hanno messo a nudo una scala in piperno con un elegante colonnato binato, forse ingresso alla struttura del monastero. E proprio lì, in quel luogo tanto caro alla letteratura e alla storia di Napoli, sono state allestite due sale, autentiche stanze della meraviglia, che rappresentano l’embrione di un sogno che parte da lontano… L’idea di un museo negli Incurabili è antica e già vi è traccia nella vita dell’ospedale di percorsi museali a partire dalla fine del XIX secolo In quegli anni il socio bibliotecario della Reale Accademia Medico-Chirurgica di Napoli G. de Rosa sposta nel locale accademico situato accanto alla storica farmacia la sua biblioteca, che va ad arricchire quella classica del Tortora, collocata alle spalle della controspezieria. Nello stesso discorso letto nelle adunanze accademiche di giugno e luglio 1885 vengono inaugurati stampe, quadri e busti dei medici illustri1 nella sede dell’Accademia. L’Accademia nata nel 1818 accoglie quindi il nucleo iniziale di memorie sanitarie. Numerosi altri quadri medici e reperti anatomici erano collocati nell’adiacente anfiteatro della clinica chirurgica, grandiosa sala che torreggiando sulla classica farmacia, sulla biblioteca, faceva travedere la maestà dell’ateneo negli Incurabili. Quindi nello scritto si richiama un rapporto di continuità dei luoghi della scienza che ospitano oggetti celebrativi della storia medica e la farmacia degli Incurabili. Lo stesso autore ritiene che il capitale di  Antonio Magiocca sia servito non soltanto per il tesoro incomparabile della farmacia ma anche per sollevare lo spirito con la bellezza dell’arte ai medici che potevano così alternare i pestiferi anfiteatri anatomici e le affollate corsie dei malati con la visione di opere d’arte. Questa interpretazione del de Rosa richiama il binomio arte-medicina. In realtà lo splendore architettonico dell’ospedale, i quadri e i vasi della farmacia  leniscono le pene dell’infermo e rinfrancano anche chi esercita l’arte di guarire. Affianco a questo documento è interessante sottolineare un’altra testimonianza ricavata da un articolo di A. Lepre ”Allacciatura della arteria iliaca esterna in seguito a ferita della crurale” -Annali Clinici dello ospedale Incurabili- 1881. L’autore lamenta di non aver potuto usare per quell’operazione l’ago di Cooper, che bello e lucente era chiuso a chiave nella raccolta degli strumenti dell’arte, che per semplice mostra trovasi esposta nella Santa Casa. Anzi Lepre fa voti agli amministratori affinché la copiosa raccolta di strumenti chirurgici non sia messa solo sotto gli occhi, ma anche sotto le mani dei chirurghi. Qui l’autore si riferisce o all’armamentario chirurgico o a strumentario raccolto solo a scopo didattico-museale. Ciro Fiorillo nella sua opera ‘Gli Incurabili’ afferma che in più tempi si è parlato della volontà di realizzare accanto alla farmacia un museo storico. L’autore è convinto dall’analisi di un indice di una pandetta ritrovata tra le carte incurabiline custodite presso l’ospedale Cardarelli, che il museo storico annesso alla farmacia sia già stato realizzato a fine ‘800.
    In realtà tra il 1870 e il 1946 l’ospedale degl’Incurabili afferiva al gruppo degli ospedali riuniti, più specificamente dal 1870 solo insieme all’ospedale clinico di Gesù e Maria. Poi, dopo la legge del 2 agosto 1897 n° 348, anche insieme a S. Maria della Pace, Cardarelli e Ascalesi. L’ospedale degl’ Incurabili, il più antico del gruppo, fino al 1946, anno in cui è stato sostituito dal Cardarelli, ha svolto il ruolo di ospedale pilota ed è per questo che la farmacia storica dell’ospedale, custode dal Settecento della straordinaria raccolta di vasi in maiolica ed ampolle di vetro, si è spontaneamente candidata a fulcro e deposito dei quadri dipinti per gli ambienti e le chiese degli ospedali storici della città. Verosimilmente la tesi del Cirillo di un museo a fine Ottocento negl’ Incurabili è sostenibile se si allude a un museo di carattere scientifico, di cui ci sono memorie per le raccolte di preparazioni anatomiche, preparazioni anatomo-patologiche e strumenti chirurgici accanto alla Farmacia ormai solo opera d’arte ma privata della sua funzione. Il museo di quegli anni, collocato accanto alla farmacia e forse gestito dal personale della stessa fu inizialmente un museo delle arti sanitarie, vivificato dalla presenza di accademie e riviste scientifiche di contenuto storico-medico il cui interesse prevalente non era quello artistico ma il recupero della tradizione e delle radici delle professioni sanitarie. Purtroppo gli stessi ambienti nell’area privilegiata della farmacia storica divennero prima notevole pinacoteca incurabilina poi, per il confluire di opere d’arte, prevalentemente quadri, dagli altri ospedali, un autentico vasto deposito delle opere di valore artistico di tutti gli ospedali del centro storico. Da qui inizia la questione della catalogazione per ridurre la dispersione di beni, favorita da trasferimenti presso il Cardarelli e prestiti ad istituzioni statali e cittadine che non solo hanno impoverito la straordinaria collezione, ma impediscono una ricostruzione storico-ambientale dei capolavori, essenziale per comprendere la storia sociale ed artistica della città. Al di là di questa ferita artistica che merita particolare attenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale delle aziende sanitarie, esiste la questione della tutela della storia medica degli ospedali e delle istituzioni sanitarie della città che fu capitale di un regno per circa sette secoli. Salvaguardare Severino, Cotugno, Quadri, Amantea, Santoro, Boccanera, Troja, le loro carte, le loro invenzioni e la loro attività significa salvare capolavori nell’arte di guarire in quanto in queste sale fiorì una scuola medica che si distinse, con l’orgoglio della scienza sperimentale fusa con la tradizione ippocratica, nei contesti scientifici europei.
    Questo patrimonio disperso in libri, stampe, strumenti d’epoca va catalogato e riletto alla luce della bioetica e del management moderno. Un luogo della memoria delle arti sanitarie è stimolo per la mente di chi affronta quotidianamente le sfide della sanità. Ecco perché oggi il sogno antico del museo delle memorie sanitarie  con la sinergia dell’ospedale, dell’ASL Napoli 1 e dei volontari dell’associazione Il faro d’Ippocrate è stato parzialmente realizzato in due sale espositive, che sono intitolate ai numi tutelari della scuola medica napoletana: Domenico Cotugno e Domenico Cirillo.Nel cortile degli Incurabili, tra l’elegante piperno, le corti cinquecentesche e le antiche sale dell’ospedale fondato dalla catalana Maria Lorenza Longo, si respira un barocco un po’ speciale: qui l’arte aiuta a guarire. In un tempo in cui le malattie erano collegate al castigo divino ed i farmaci ben poco efficienti,le preghiere di tante istituzioni dedite alla carità aiutarono a scongiurare malattie ed epidemie. Suore e frati con accanto volontari di ogni ceto sociale della città alleviarono il dolore e le sofferenze e resero accettabile anche la morte. Il barocco che meraviglia stupisce in questo antico stabilimento ospedaliero per la sua unità di espressione. La vocazione ospedaliera del luogo fu tenuta certamente in gran conto da architetti quali Domenico Antonio Vaccaro, Bartolomeo Vecchione ed altri che studiarono il flusso dei venti, la salubrità collinare del luogo e l’impianto, nei ricchi chiostri annessi, di piante ed erbe medicinali. Se la Farmacia fu salone di rappresentanza di quello che fu poi, per il suo livello organizzativo e scientifico, l’ospedale di riferimento dell’intero Reame, non sono da meno la cappella dei Bianchi della Giustizia, la chiesa di Santa Maria del Popolo, lo scalone del convento delle Pentite e le splendide sale mediche. Insomma il visitatore nel cortile, che è un’autentica piazza del sapere medico, è preso dalla vertigine dei nomi e delle cose che rappresentano, secondo una visuale nuova per molti napoletani, la storia più profonda della città. Medici illustri, pazienti eccellenti, predicatori e santi ispirati, insieme a volontari benevoli, costituirono un autentico monumento congiunto della carità e della cultura medica a Napoli. La bellezza degli affreschi fiamminghi del chiostro di S. Maria delle Grazie a Caponapoli fanno da pendant al chiostro dell’orto medico con al centro il grande albero di canfora che dava ombra, profumi ed essenze che curarono i mali a quell’epoca incurabili. Ma l’ospedale, accanto alle bellezze artistiche, rappresenta per Napoli un forte polo della cultura scientifica e in particolare medica; dall’Accademia degli Oziosi alla Scuola Medica Napoletana si legge il cammino di una scienza che nell’Illuminismo si affianca alla forte tradizione alchemico-esoterica che permea la cultura bio-medica dell’antica capitale. Ecco perché appare un gioiello tra i gioielli d’arte il sito del collegio delle Pentite da poco rinvenuto e riadattato dove oggi, da pochi mesi, si alloca un intrigante ed originale percorso museale rappresentato da due camere delle meraviglie intitolate a due numi tutelari della scuola medica napoletana: Domenico Cotugno e Domenico Cirillo. Queste sale rappresentano, nel progetto dell’Associazione che le ha fortemente sostenute e realizzate, l’embrione di un futuro Museo di storia delle arti sanitarie. Volontari dell’arte e medici dell’Ospedale afferenti all’associazione Il Faro di Ippocrate, con il patrocinio dell’ASL NA 1 Centro, hanno raccolto ferri antichi, stampe anatomiche e strumenti medici d’epoca. Sono oltre cento gli oggetti esposti in nove bacheche e illuminati agli occhi dei visitatori da una bellezza nata dall’eleganza della funzione e dalla ricercatezza dei materiali con cui artigiani sapienti li forgiarono per gli occhi e le mani di medici che proprio in quei luoghi fondarono per intuito, moderazione, disciplina e rigore la Scuola Medica Napoletana. Marco Aurelio Severino, Quadri, Chiari, sino a Moscati e Cardarelli esercitarono l’arte di guarire tra queste antiche mura. Gli oggetti raccolti con pazienza e passione da Gennaro Rispoli, chirurgo dell’ASL Napoli 1 Centro, sono frutto di una lunga ricerca e del desiderio di raccontare la storia di una scienza in cammino che vide in questo ospedale protagonisti di spessore europeo. Qui si comprende come la dissezione anatomica favorì la conoscenza e come dalla comprensione della malattia e della salute nasca la comprensione di innumerevoli problemi sociali. Tra poveri, malati incurabili, la piaga della sifilide,della peste ed una fiorente attività di ostetricia trovò culla non solo la medicina ma il fiorire di tutte le arti sanitarie. Qui la storia incontra la malattia e l’arte lenisce il dolore per lo stupore e l’incanto di chi osserva attraverso i fatti del dolore e della malattia la storia della città. Macchine anatomiche del Settecento in cartapesta e stampe mediche testimoniano la vocazione per la dissezione fine dell’anatomia; farmacie portatili, antichi microscopi accanto a clisteri d’epoca raccontano l’evoluzione di una scienza e i suoi riflessi sulla società. In particolare si raccontano  l’avventura del barbiere che si trasforma in chirurgo e gli esordi dell’anestesia, realizzata in Italia per la prima volta in questo Ospedale.
    Gli oggetti riportati sono strumenti medici di straordinaria fattura, opera spesso di un artigiano che lavorava a stretto contatto con un committente esigente. Questi strumenti ci riportano alla storia dell’ospedale e dei suoi tanti primati sanitari e al difficile cammino della scienza medica. Alle spalle una biblioteca e un archivio fotografico e documentario per colmare le lacune della storia sanitaria del Sud, che poco ha indagato sull’antico ospedale e sulla nascita delle professioni mediche negl’ Incurabili. L’obiettivo è rileggere la storia della città attraverso le malattie e le epidemie, che in vari tempi hanno colpito e flagellatola sua popolazione.

    La prima sala è intitolata a Domenico Cotugno, illustre clinico ed anatomista, direttore del Collegio Medico Cerusico e senza dubbio longevo maestro dell’arte medica che traghetta l’ospedale dall’Illuminismo al moderno stabilimento Ottocentesco. Il suo ritratto in marmo di Angelo Viva troneggia tra gli oggetti che ricordano il legame fra ricerca anatomica, chirurgia e asepsi. Una farmacia portatile del Settecento ed una cassetta per stimolare la respirazione rappresentano eleganti e intriganti strumenti del mestiere. Un antico tavolo operatorio in ghisa e velluto ed alcuni pannelli ricordano la storia del tavolo operatorio e la necessità, nel periodo pre-anestesiologico, di contenere il malato da parte di robusti assistenti che affiancavano il cerusico. Così come antichi bollitori testimoniano la difficile conquista della asepsi nell’esercizio medico.
    L’anatomia svelata da preparati anatomici, stampe, microscopia dimostra la forte vocazione dell’ospedale per lo studio delle forme macro e microscopiche degli organi e sistemi del corpo umano.

    La seconda sala è dedicata a Domenico Cirillo, clinico, botanico, rampollo di illustri scienziati. Studiò la sifilide, il calomelano e fu medico ricercato nelle classi agiate e nobili della città. La sua fama di ricercatore e formatore di giovani è stata offuscata dal suo impegno nella Repubblica Partenopea del 1799,  come patriota ed eroe  della Rivoluzione morì afforcato a 60 anni a piazza mercato. Questa sala è dedicata alla nascita delle specialità mediche, alle esperienze militari mediche che favorirono lo sviluppo delle tecniche chirurgiche. E’ illustrata in pannelli l’organizzazione sanitaria del Regno delle Due Sicilie.

    La terza sala è dedicata al prof. Giuseppe Moscati, Primario della III Medicina Uomini dell’Ospedale degli Incurabili, dove esercitò con rigore scientifico ed etico il magistero professionale. Indagò particolarmente la coagulazione, le modalità di somministrazione dell’insulina. Le sue relazione necroscopiche rappresentano uno spaccato interessante ed innovativo della metodologia clinica negli anni ’20 del Novecento. L’ambiente ricostruito come uno studio medico dell’epoca è tappezzato da ricette che sottolineano il rigore scientifico e lo straordinario rapporto medico-paziente creato dall’illustre clinico che diverrà santo.

    La quarta sala è occupata da opere ispirate al complesso rapporto tra mente e corpo, sostanzialmente collegate con la pazzia e la capacità ideativa di interpretare la tecnologia medica che penetra e sostituisce il corpo e il destino dell’uomo.