Sanare è un atto d’amore e la cura è un abbraccio

  • “Sanare è un atto d’Amore
    E la cura
    È un Abbraccio”

    L’artista argentino di origini campane Alejandro Marmo visiterà Il Museo Delle Arti Sanitarie e Farmacia Storica Ospedale Incurabili dove, in concomitanza dell’evento “L’Arte di Guarire, Guarire con l’Arte: Musica e Danza, Gran Ballo Ottocentesco (inizio ore 18,00), si svolgerà la Cerimonia di donazione dell’opera “El Abrazo”. Si tratta di una scultura che è diventata il simbolo dell’opera dell’artista e che Papa Francesco ha detto di apprezzare in modo particolare. “L’abbraccio che guarisce, la tenerezza che guarisce dalla solitudine” ha detto il Papa. Accompagneranno l’Artista la giornalista Tiziana Lupi, curatrice del libro di Papa Francesco “La mia idea di arte” e Sandro Barbagallo, curatore delle Collezioni Storiche dei Musei Vaticani.


     

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    Alejandro Marmo dona un “Abbraccio”
    al Museo delle Arti Sanitarie

    Napoli, si sa, è il museo di se stessa a cielo aperto. La storia antica si respira nei vicoli, nelle piazze, tra i ruderi e le vecchie chiese. In particolare i vecchi ospedali si ritrovano in ogni angolo di questa città e rappresentano la muta risposta alla domanda di salute sempre presente tra le problematiche urgenti da risolvere. Accanto ad ogni chiesa e ospizio, di norma esisteva un piccolo ospedale per curare i pellegrini e la popolazione limitrofa. In Napoli capitale si contano oltre centocinquanta ospedali e istituzioni benefiche, orfanotrofi etc. Si può dire che accanto ad ogni chiesa e/o monastero esistevano locali preposti all’assistenza d’infermi. Molte confraternite e ordini religiosi che sostenevano e controllavano gli stabilimenti ospedalieri, gestivano orfanotrofi e cimiteri in un ciclo continuo della vita, sottolineando un’interpretazione della salute non soltanto in chiave di bisogno del corpo sofferente, ma nel senso più ampio di ‘salus’ quale integrità tra: corpo, mente e spirito. Il bello e l’arte hanno sempre abitato questi luoghi di sofferenza quasi a lenirne le brutture.

    Uno dei luoghi dell’incontro tra scienza, arte e assistenza a Napoli è certamente l’Ospedale di Santa Maria del Popolo degli Incurabili sulla collina di Caponapoli. “Gli Incurabili” hanno ospitato nelle proprie mura la storia della Scuola Medica Napoletana, che nella prestigiosa architettura ha lasciato tracce indelebili e testimonianze straordinarie. Il Viaggio tra arte, assistenza e scienza mostra veri capolavori dell’arte napoletana, dalla notissima Farmacia storica al chiostro cinquecentesco di Santa Maria delle Grazie, alla chiesa di Santa Maria del Popolo, all’Orto medico con accanto l’attività ospedaliera. Arte ed assistenza, estetica e cura si coniugano giorno dopo giorno, come già era accaduto negli anni della sua istituzione, quando Maria L. Longo, in pieno Rinascimento (1522), aveva deciso di fondare qui un ospedale per i malati incurabili colpiti dalla sifilide e per le donne gravide. Qui l’arte aiuta a guarire. In un tempo in cui le malattie erano collegate al castigo divino e i farmaci ben poco efficienti, l’ospedale, sorretto da istituzioni dedite alla carità, scongiurò malattie ed epidemie. Suore e frati con accanto volontari di ogni ceto sociale della città alleviarono il dolore e le soff­erenze e resero accettabile anche la morte.

    Attualmente l’associazione culturale Il Faro di Ippocrate gestisce, all’interno de “Gli Incurabili”, il Museo delle Arti Sanitarie e di Storia della Medicina; ha adottato, per restaurarla, la Farmacia storica prendendosi cura al contempo dell’Orto medico che, oltre a un meraviglioso canforo, vanta più di cento piante medicinali. La Farmacia è la parte più mirabile e meglio conservata dell’antico ospedale. Insuperato capolavoro del barocco-rococò è al tempo stesso efficiente laboratorio del farmaco ed intrigante luogo di rappresentanza per l’élite scientifica dell’Illuminismo napoletano. La successione delle sale (controspezieria, sala grande, laboratori) mostra un rigoroso controllo degli spazi connesso all’efficienza di una farmacia progettata a metà del Settecento quale esempio moderno di ricerca e formazione dello speziale. La realizzazione della splendida Farmacia, rarissimo esempio di antica spezieria ancora dotata dell’originario corredo di vasi in maiolica ospitati nello spettacolare stiglio in noce, segna lo spartiacque tra la medicina illuministica e l’ospedale moderno, inteso come luogo di cura e non più semplice ospizio. Nello stesso cortile su cui si a­ffaccia la Farmacia si trova il Museo delle Arti Sanitarie dedicato alla memoria della storia della medicina napoletana. Si articola in quattro sale espositive intitolate a Domenico Cotugno, Domenico Cirillo e Giuseppe Moscati. In queste sale sono raccolti ferri antichi, stampe anatomiche e strumenti medici d’epoca. Oggetti scientifici che diventano eleganti opere d’arte usate dalle mani di medici che proprio in quei luoghi fondarono per intuito, moderazione, disciplina e rigore la Scuola Medica Napoletana.

    E’ in virtù del legame Arte-Assistenza-Scienza, condividendo il pensiero che “Il bello e l’arte” aiutano a lenirne le brutture, che l’artista argentino di origini campane Alejandro Marmo ha deciso di omaggiare il Museo delle Arti Sanitarie e di Storia della Medicina dell’Opera: “El Abrazo”. Si tratta di una scultura che è diventata il simbolo dell’opera dell’artista (ne ha realizzate diverse versioni) e che Papa Francesco ha detto di apprezzare in modo particolare. “L’abbraccio che guarisce, la tenerezza che guarisce dalla solitudine. E’ un nuovo linguaggio artistico, una forma nuova di dare speranza attraverso l’arte” ha detto il Papa.

    Alejandro Marmo è nato nel 1971 a Buenos Aires dove ha conosciuto l’attuale Pontefice che ha seguito il percorso umano e professionale del giovane artista con grande affetto. Per i giardini Vaticani ha realizzato due opere “La vergine di Lujàn “, titolo con cui Maria, patrona dell’Argentina, è venerata, e, “il Cristo operaio “, simbolo del progetto “Simbologia della Chiesa che guarda al Sud “, utilizzando tutti gli scarti in ferro trovati nelle fattorie di Castel Gandolfo. Alejandro Marmo, “l’artista del Papa”, assembla scarti di vita terrena, rifiuti industriali, materiali di risulta che nelle sue mani diventano figure ideali. “il Cristo operaio “ è il nome dell’opera che fa bella mostra di se nei giardini Vaticani. “La mia opera nei giardini Vaticani è un segnale – spiega Alejandro Marmo – che ricorda come la Chiesa o è per i poveri, gli ultimi e gli scartati, o non è. Così la mia arte, parte dalle periferia, dai luoghi dimenticati, per avvicinare gli scartati, gli esclusi, gli sfruttati del nostro tempo e aiutarli a risollevarsi “. Un Cristo di ferro, che ci lascia tumefatti e stupefatti, ci ricorda che la Chiesa di Papa Francesco, è tutta protesa verso gli ultimi, i derelitti, i poveri, gli scarti “umani”, di una società fondata sul denaro e sulla guerra, che consuma, sfrutta e distrugge. “il Cristo operaio “ di Alejandro Marmo rispecchia in pieno la concezione del mondo di Papa Francesco , così come Bramante, Raffaello, Michelangelo e Bernini assecondavano le visioni dei rispettivi Papi. Un Cristo che parla di disagio sociale, vite sfruttate, dimenticate. “Con questo progetto i Musei Vaticani sono usciti per strada- spiega Marmo – , l’arte esce dai musei e va verso la gente nelle strade, come deve fare la Chiesa per Papa Francesco. L’arte che rende partecipe i giovani con problemi di integrazione, con la legge e con la droga, e, li coinvolge nella creazione artistica. Giovani spesso dimenticati, ma non dal Papa, che ha voluto le opere di un artista che egli stesso ha aiutato, nei giardini de Vaticano, a ricordare a tutti di non dimenticare gli ultimi.  “L’arte – ha spiegato il Papa nel libro “La mia idea di arte”, curato dalla giornalista Tiziana Lupi, – oltre ad essere un testimone della bellezza del creato, è anche uno strumento di evangelizzazione. Attraverso l’arte, la musica, l’architettura, la scultura, la pittura, la Chiesa interpreta la rivelazione. Michelangelo affrescando la Cappella Sistina, ha fatto un opera di evangelizzazione! “. “Nelle opere di Marmo – conferma Papa Francesco – emerge la dignità, egli crede nell’ispirazione, nella possibilità di curare e guarire, con l’arte, una società malata, anestetizzata dall’indifferenza, che non permette più di vedere le sofferenze degli scartati né di ascoltare il loro grido di dolore. L’arte, per Alejandro Marmo, è lo strumento per farci guardare le miserie del mondo, per tendere la mano ai bisognosi, così come ci ha insegnato Gesù Cristo “.

    L’artista Alejandro Marmo, nel giorno di domenica 28/05/2017, alle ore 18:00, sarà presente presso il Museo delle Arti Sanitarie per la cerimonia di donazione all’interno della Sala Giuseppe Moscati in concomitanza dell’evento: “L’Arte di Guarire, Guarire con l’Arte: Musica e Danza, Gran Ballo Ottocentesco”.

    Accompagneranno l’Artista la giornalista Tiziana Lupi, curatrice del libro di Papa Francesco “La mia idea di arte” e Sandro Barbagallo, curatore delle Collezioni Storiche dei Musei Vaticani.