Sui passi di Moscati

  • Sui passi di Moscati

    Martedì, 15 Novembre 2016

    Una passeggiata tra i luoghi della vita del Medico Santo,
    dall’Ospedale degli Incurabili alla Chiesa del Gesù Nuovo

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    La storia dell’Ospedale degli Incurabili
    o della Misericordia a Napoli

    ospedale-degli-incurabili-768x335Durante questo anno della Misericordia, chiusosi ufficialmente il 20 novembre, Papa Francesco ha invitato più volte a soffermarsi sulla tenerezza di Dio che si attua, hic et nunc, nella storia personale di ciascuno. Si possono, tuttavia, tracciare le linee di storie collettive della Misericordia che, nascoste alla grande Storia per secoli, riemergono grazie al ritrovamento e alla pubblicazione di documenti inediti.
    Ricomponiamo qui una storia della Misericordia nelle vicende dell’Ospedale degli Incurabili di Napoli, all’interno del quale oggi è possibile visitare il Museo delle Arti Sanitarie e la Farmacia Storica, che consentono di avere sotto gli occhi dei visitatori la ricostruzione dei fatti e delle persone che hanno imbastito la storia dell’ospedale.
    Fondato nel 1519 dalla nobildonna catalana Maria Lorenza Longo insieme a Ettore Vernazza e a Padre Callisto da Piacenza, sotto l’egida di Giampiero Carafa (poi Papa Paolo IV), l’Ospedale degli Incurabili a Napoli è stato ricettacolo di santità: in meno di tre secoli, infatti, più di trenta Santi sono stati attratti dall’ospedale più antico di Napoli, tra i quali ricordiamo almeno Gaetano da Tiene, Alfonso de’ Liguori, Giovanna Antida Thouret, Giuseppe Moscati.
    Le tracce del progetto misericordioso di Dio sull’Ospedale si manifestano già nel nome della fondatrice Maria Longo che, affetta da un male incurabile, farà un pellegrinaggio presso il santuario di Loreto. Sarà guarita durante una Messa celebrata da un sacerdote sconosciuto, nel momento in cui il celebrante leggerà dal Vangelo: “(ait paralitico): tibi dico surge” (Lc 5, 24). Toccata dalla grazia, la donna aggiungerà il nome “Lorenza” a quello di battesimo e si sentirà investita dalla missione di istituire un ospedale a Napoli per farsi strumento lei stessa della carità divina da cui era stata risanata, non solo per dare sollievo agli afflitti e curare gli ammalati nel fisico, ma anche per accogliere gli emarginati, i poveri, ossia quanti erano considerati “incurabili”, intoccabili per malattia o per condizione sociale.
    Nel 1519 la storia di Maria Longo si intreccia con quella di Ettore Vernazza, notaio genovese e “nomade” della Misericordia, già fondatore dell’Ospedale degli Incurabili a Genova assieme a Santa Caterina de’ Fieschi (1499) e dell’Ospedale di San Giacomo in Augusta a Roma.
    A Napoli, assieme a Padre Callisto, Vernazza farà rinascere anche la Compagnia dei Bianchi della Giustizia. Nati a Chieri nel1399, i Bianchi erano all’inizio soprattutto laici, uomini e donne incappucciati, vestiti di bianco, che giravano l’Italia flagellandosi e gridando “Pace e Misericordia” per le strade delle città in cui arrivavano. I Bianchi della Giustizia napoletani lasceranno la pratica della flagellazione, ma manterranno lo spirito caritatevole che il movimento aveva agli inizi. Essi, infatti, accompagneranno al patibolo i condannati a morte, pregando per loro, sottraendo alla furia del popolo i loro cadaveri, dando loro degna sepoltura e prendendosi finanche cura delle famiglie dei giustiziati. È grazie a loro, inoltre, che è stato possibile conoscere le vite dei condannati che tachigrafavano, consci che in ogni storia d’uomo si possono leggere lo slancio e la Parola stessa della volontà divina, sempre stupefacente e misericordiosa.
    la-porta-dellaAll’interno di questo che è stato definito un “Teatro della Carità” nel XVIII secolo, Maria Lorenza Longo coinvolse la Compagnia dei Bianchi della Giustizia: a partire dal 1524, infatti, la Compagnia si trasferirà dalla sede di San Pietro ad Aram all’interno del cortile dell’Ospedale, dove avranno a disposizione una propria cappella, ora chiusa alle visite e di cui sarebbe auspicabile l’apertura.
    La Longo aveva redatto un vero e proprio calendario per l’impiego del tempo delle confraternite che la aiutavano nella gestione dell’ospedale, e i Bianchi offrivano il loro impegno ogni sabato, girando perle strade di Napoli a chiedere l’elemosina per il sostentamento dell’Ospedale.
    La Misericordia di Dio che si manifesta nell’opera dell’Ospedale e nella fondatrice Maria Lorenza Longo, in particolare, è quella del Signore che “guarisce tutte le tue infermità / salva dalla fossa la tua vita, / ti circonda di bontà e misericordia” (Sal. 103, 3-5). Il termine italiano “misericordia” traduce, in questo caso, la parola ebraica“rahamin” che, nella lingua di Davide, indicava anche l’utero, il grembo della donna. E’ una carità, una misericordia tutta materna, dunque, quella che si dispiega nell’Ospedale Incurabili. La Longo, infatti, accoglierà molte prostitute (persone emarginate e “incurabili” della società), molte delle quali incinte, e ne curerà il processo di redenzione. Anzi, farà di tutto per promuovere questa attività: in una epigrafe molto nota a Napoli fece scrivere: “qualsiasi donna, ricca o povera, patrizia o plebea, indigena o straniera, purché incinta bussi e le sarà aperto”. Le donne convertite, molte delle quali guarite dalla sifilide, diverranno esse stesse strumento di misericordia e carità, lavorando per il bene dei poveri e degli afflitti degli Incurabili e costituendo il Monastero delle Pentite.
    Anche l’arte raffigurerà l’aspetto materno di questa misericordiosa accoglienza sotto il cui manto nascono gli Incurabili. Nella Farmacia Storica, alla quale si ha accesso dal cortile dall’ospedale, la riproduzione di due grandi uteri (XVIII sec.), aldilà dei riferimenti al progresso della scienza, ricorda l’origine femminile e materna di quei luoghi che hanno accolto e continuano ad accogliere la sofferenza delle persone per guarirle e per confortarle.
    Non stupisce pertanto che l’azione maestosa della misericordia divina abbia attratto nell’Ospedale degli Incurabili tanti santi, l’ultimo dei quali, in ordine temporale, è stato Giuseppe Moscati che, nella sua attività di medico laico, seppe svuotarsi delle attrattive e degli onori mondani, per chinarsi e abbracciare Cristo negli ammalati e nei poveri degli Incurabili.