OSPEDALE S.M. DEL POPOLO

L’Ospedale di Santa Maria del Popolo, detto degli Incurabili, inizia la sua attività con una processione che porta il 23 marzo del 1522 pazienti dall’ospedale di san Nicola presso il molo alla collina di Caponapoli , ad opera di Maria Lorenza Longo, nobildonna spagnola, che spese tutti i suoi averi e tutta la sua vita nell’assistenza ai malati, in modo così meritorio da essere proposta per la beatificazione.
La nobildonna catalana, della famiglia Richenza, andò sposa quindicenne a Giovanni Lonc (Longo), Gran Cancelliere del regno di Spagna e poi segretario del re Ferdinando il Cattolico. Nel 1510, dopo un pellegrinaggio al Santuario di Loreto. da cui ritornò guarita da una grave forma di paralisi, prese a dedicarsi ad opere di bene e di carità. Cominciò, cosi, a frequentare le opere pie e caritatevoli di Napoli: l’Ospedale di S. Giacomo, dei Fatebenefratelli (detto La Pace), dei Pellegrini ed in particolare l’Ospedale di S. Niccolò al molo che la vide instancabile lavoratrice per ben sette anni.
In quel periodo si fece strada in lei l’idea di organizzare un’ opera di assistenza per malati “incurabili” insieme a Ettore Vernazza del Divino Amore e coadiuvata dal domenicano Monopoli. Solenni documenti storici sono le tre bolle pontificie che la nobildonna impetrò ed ottenne dai Papi del tempo. La prima dell’11 marzo 1519 è di Leone X e per la prima volta autorizzando la creazione dell’ospedale designa il nome Incurabili, in analogia a quanto era stato fatto per il San Giacomo di Roma. Bolle di Adriano e Clemente VII perfezionarono lo statuto della Santa Casa retto da un governo costituito da sette membri. La collinetta di Sant’Aniello si elevava nei pressi della Porta San Gennaro ed era certamente tra i posti più salubri della città come suggerito dai valorosi medici che la Longo chiamò , autentici Maestri della medicina, tanto rinomati da attirare pazienti da tutto il reame. Attorno alla struttura, sempre ad opera della Longo, nacquero la chiesa di Santa Maria del Popolo, che dette l’altro nome al!’ ospedale, la sede dei Bianchi, il ricovero delle Pentite, il Monastero delle Riformate. Il tutto costituì un unicum di incomparabile armonia architettonica e validità assistenziale. Accanto alla Longo altre dame dell’aristocrazia napoletana del Cinquecento scendono in campo come Maria d’Ayerba, duchessa di Termoli e sposa di Andrea di Capua, di cui si conserva il pregiato sepolcro marmoreo, realizzato da Giovanni da Nola, nella chiesa di Santa Maria del Popolo.

Ordini religiosi impegnati nella carità cittadina ed eminenti personalità religiose nel corso dei secoli prestarono la loro opera nelle corsie di quest’ospedale che meritò la fama di “ospedale dei Santi “ : San Luigi Gonzaga, San Gaetano Thiene, Sant’ Alfonso de’ Liguori, Sant’Andrea Avellino, Santa Giovanna Antida Thouret, San Camillo de Lellis, San Francesco Caracciolo, padre Ludovico da Casoria, il Ven. Bartolo Longo e, in tempi più recenti, San Giuseppe Moscati. Fu merito della fondatrice e dei primi Governatori la precisa diagnosi delle malattie alla cui degenza e cura il nosocomio doveva provvedere. Escludendo i casi acuti, con l’eccezione di quelli con pericolo immediato di vita, come ricorda il Magnati nel Theatrum Caritatis, si ricevevano le apoplessie, le epilessie ovvero mali di luna, paralisi, letarghi, angine, leuritidi, asma, empiema, sputi di sangue, idrotisia, vomiti, colera morbo, diarrea, dissenteria, coliche addominali, occlusioni, ittero, morbo gallico o mal francese di qualsiasi sorta, ernie, slogature, spezzature di ossa, scottature e rogna. Ben presto a Torre del Greco si aggiungerà una succursale per un convalescenziario adatto alla climatoterapia. In questo luogo si preparavano le “stufe delle vinacce”.
Tutto questo materiale clinico acuì lo spirito di osservazione dei medici che gettarono le fondamenta della scuola medica napoletana. Mario Zuccaro e Marco Aurelio Severino furono i primi due eminenti cultori dell’arte di guarire in quest’ospedale; gli faranno corona Mario Schipano, Carlo Pignataro, Leonardo di Capua, Tommaso Donzelli, Luca Tozzi e Tommaso Cornelio. Tutti i dotti medici dell’ospedale ascesero alla cattedra universitaria, così l’ospedale si sposa con le sorti dell’Università a cui conferì lustro e decoro.
All’ ‘antico edificio, incentrato su una piazza quasi rettangolare, si accede attraverso due porte, una a nord e una a sud. Sul lato orientale vi è lo scalone che conduceva alle corsie degli uomini, al I piano, e delle donne, al II piano. Si fronte l’elegante doppia rampa di accesso alla farmacia barocca, autentico tempio della scienza e dell’arte. Subito dopo l’accesso alle Cliniche universitarie e quindi l’ingresso della cappella Montalto e della chiesa. Sul lato meridionale, un ampio scalone segnala l’ingresso all’ex monastero delle Convertite (oggi museo delle arti sanitarie e di storia della Medicina). Alla prima struttura cinquecentesca furono annessi l’Orto Medico e il chiostro di Santa Maria delle Grazie affrescato alla fine del Cinquecento da Paul Brill., dove esisteva la prestigiosa scuola di ostetricia.
Nel Settecento l’ospedale si arricchisce del prestigioso Collegio Medico Cerusico di cui furono clinici Domenico Cirillo e Domenico Cotugno. Quest’ultimo traghettò una istituzione d’ancien régime all’ospedale moderno inteso non più come luogo di ricovero per reietti ma luogo capace di modificare il destino letale della malattia.

Sara Oliviero -Storica dell’arte