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FARMACIA: BARDELLINO
Il 21 aprile 1747 muore Antonio Maggiocca, illustre Magistrato, Consigliere della Camera di Santa Chiara e Governatore degli Incurabili . Lascia tutto il suo ingente patrimonio alla Santa Casa dotandola di un legato di 40.000 ducati da destinare ai lavori di ampliamento della Nuova Fabbrica ed Ospedale. Il cantiere della sola Spezieria coinvolse circa 20 artisti, coordinati dall’Ingegner Bartolomeo Vecchione. Il 20 giugno 1750 Eleonora Agnese Pappacoda pagò Ducati 20 per Pietro Bardellino Pintore di figure in conto del quadro ad oglio il medesimo sta facendo per la Nuova Spezieria dell’Ospedale degli Incurabili. Si tratta dell’imponente dipinto al olio, finalmente ricollocato sul soffitto della Gran Sala, firmato da Pietro Bardellino, pittore napoletano che esordì proprio nella Farmacia degli Incurabili realizzando come sua prima opera questa grande tela raffigurante una scena complessa interpretata tradizionalmente come Macaone e Menelao oppure Macaone cura un guerriero ferito, soggetti epici derivati dal IV libro dell’Iliade. L’incertezza iconografica è giustificata dalla rarità del soggetto che non trova facili confronti nel panorama pittorico non soltanto partenopeo. La composizione è articolata in più scene centrate sulla figura di un prestante guerriero disteso, sorretto da tre uomini che lo trascinano lontano dalla battaglia. Un vecchio barbuto in piedi ammantato di bianco, solitamente identificato con Macaone- figlio di Ippocrate, indica le acque dello Scamandro. In basso a destra compare un virtuosistico intreccio di corpi di guerrieri troiani; in alto troneggia Minerva, che regge nella mano destra le tavole della Legge e nella sinistra una candela. Nel mese di settembre del 1750 furono pagati 20 ducati a Giovanni Gargiulo Pittore di Ornamenti per la soffitta di tela dal medesimo fatta nella Nuova Spezieria della casa santa. La grande tela del Bardellino era molto probabilmente inquadrata nel soffitto da una architettura illusionistica settecentesca che donava una spinta proiettiva del quadro poi purtroppo perduta e sostituita da una tempera su carta che presenta ai quattro angoli ritratti di uomini di scienza aggiunti nel 1862, unico elemento estraneo alla spettacolare integrità settecentesca dell’intera sala. Pietro Bardellino mostra già dalla sua prima opera una qualità degna degli alti esempi demuriani, mostrando subito quella forte predilezione per il decorativismo di Giacinto Diana e Giacomo del Po da lui preferiti ai ben più attuali e moderni rappresentanti del neoclassicismo che imperavano a Napoli a ridosso della scoperta di Ercolano e Pompei. La grande tela della Gran Sala della Farmacia fu certamente voluta da una committenza conservatrice, affezionata agli splendori degli scenografici arredi ispirati ai melodrammi metastasiani e intenzionata a celebrare sul soffitto più nascosto dell’ospedale e mai descritto nelle guide storiche della città l’eroicità del guaritore: Macaone, simbolo della medicina, domina dall’alto della Sala la straordinaria esposizione di centinaia di vasi da Farmacia, mai utilizzati per contenere rimedi e che stanno lì dal 1747 a rappresentare una incantevole promessa di guarigione